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Ogni anno a febbraio Sayabouly, una piccola città del nord-ovest del Laos, cambia volto. Arrivano famiglie da tutto il paese, i mahout scendono dai villaggi con i loro elefanti e le strade si riempiono di bancarelle, tamburi e bandiere. Per una settimana l’animale simbolo del Laos torna al centro della vita di una comunità intera.
Se stai pensando di andarci, conviene sapere prima cosa vedrai davvero. Il festival è una grande festa popolare. È anche lo specchio di una situazione delicata, perché in Laos gli elefanti sono sempre meno.
Il paese del milione di elefanti
Nel XIV secolo nasce il regno di Lan Xang Hom Khao (ລ້ານຊ້າງຮົ່ມຂາວ), cioè il regno del milione di elefanti e del parasole bianco. Il nome dice già tutto. Per secoli l’elefante ha arato i campi, trasportato il legname, accompagnato i re nelle cerimonie e gli eserciti in battaglia.
Il legame passa anche dalla religione. Secondo la tradizione buddhista, la madre del Buddha sognò un elefante bianco prima della sua nascita. Per questo i laotiani considerano l’elefante un animale sacro. Fino al 1975 la bandiera del Regno del Laos mostrava un elefante bianco a tre teste su fondo rosso.
Ancora oggi lo ritrovi ovunque, nelle statue dei templi, nelle decorazioni dei tessuti, nei nomi dei negozi. Quando vedi un elefante dal vivo in Laos, capisci subito che per chi ti sta accanto non è un animale come un altro.
Quanti elefanti restano oggi in Laos
Del milione del nome resta pochissimo. Secondo il WWF in Laos oggi vivono tra 500 e 1.000 elefanti. Sono circa un terzo di quelli che c’erano vent’anni fa. La parte più consistente degli elefanti selvatici vive nell’area protetta di Nam Pouy, nella provincia di Sayabouly, lungo il confine con la Thailandia.

Gli elefanti selvatici soffrono soprattutto per la perdita delle foreste e per il bracconaggio. Quelli che vivono con l’uomo hanno un problema diverso: nascono troppo pochi piccoli. Per la legge laotiana sono considerati bestiame, e ogni proprietario fa i conti con il proprio lavoro. Una femmina incinta resta ferma per due anni di gestazione, poi deve allattare il piccolo per altri tre. Per una famiglia di mahout significa fino a cinque anni senza guadagno. Per molti anni, quindi, si è preferito far lavorare le femmine piuttosto che farle riprodurre.
Per decenni gli elefanti sono stati impiegati nel taglio del legname, spesso con ritmi pesantissimi. Il divieto di disboscamento illegale del 2018 ha cambiato le cose. Molti animali sono passati al turismo, altri sono stati venduti all’estero.
Come è nato il festival
Il festival nasce nel 2007 da un’idea di ElefantAsia, un’organizzazione francese che si occupa da anni degli elefanti del Laos. Il suo fondatore, Sébastien Duffillot, voleva ridare dignità al mestiere del mahout. Voleva anche celebrare l’affetto che i laotiani provano per il loro animale nazionale.
L’idea ha avuto successo fin dalle prime edizioni. Dal 2012 il festival si tiene stabilmente a Sayabouly, la provincia con il maggior numero di elefanti domestici del paese. Oggi lo organizzano le autorità provinciali. Nelle edizioni più affollate ha richiamato decine di migliaia di visitatori, quasi tutti laotiani. Dopo tre anni di pausa dovuti alla pandemia è ripartito nel 2023, e da allora si svolge di nuovo ogni anno.
Cosa vedi durante il festival
L’edizione 2026 è stata la diciannovesima. Si è svolta dal 9 al 16 febbraio, con l’apertura ufficiale il 14 allo stadio provinciale. Gli elefanti in sfilata erano cinquanta, uno per ogni anno della Repubblica Democratica Popolare del Laos.
Il momento più atteso è proprio la sfilata d’apertura. Gli elefanti passano decorati con stoffe colorate, accompagnati dai mahout, dai tamburi e dai gruppi in abito tradizionale delle varie etnie della provincia. Conviene arrivare presto, perché le zone con la vista migliore si riempiono in fretta.

Poi arriva la parte più toccante. I monaci benedicono gli elefanti, e i mahout celebrano per i loro animali un rito per richiamare gli spiriti protettori. Alla fine legano fili bianchi intorno alle zanne. Chi conosce un po’ il Laos lo riconosce subito: è lo stesso spirito del rito del baci, che qui accompagna nascite, matrimoni, partenze e arrivi.
Nei giorni del festival ci sono anche premi per gli elefanti e per le sfilate di ogni distretto, un concorso di bellezza, spettacoli serali e una grande fiera con prodotti artigianali e alimentari della provincia. La sera la città si riempie di musica e di bancarelle di cibo. È il momento giusto per assaggiare la cucina locale insieme alle famiglie arrivate dai villaggi.
Il festival e il benessere degli elefanti
È giusto dirti anche cosa potrebbe metterti a disagio. Il programma prevede spettacoli quotidiani in cui gli elefanti si siedono, salutano il pubblico o mostrano le vecchie tecniche di trasporto del legname. Puoi anche fare un giro in groppa per le strade della città. Vedere un animale così grande tra tuk tuk, auto e asfalto colpisce molti visitatori stranieri, e non sempre in senso positivo.
Le associazioni che si occupano del benessere degli elefanti chiedono da tempo un turismo basato sull’osservazione, senza cavalcate né esercizi. Lo stesso Duffillot ha detto che chi fa fare numeri ai propri elefanti è una piccola minoranza, e non rappresenta i mahout.
Il nostro consiglio è semplice. Goditi la sfilata, le cerimonie, la benedizione e l’atmosfera della festa. Lascia perdere i giri in groppa e gli spettacoli con gli esercizi. Così partecipi a un momento importante per la cultura laotiana senza contribuire alle parti meno rispettose degli animali.
Dove vedere gli elefanti in modo responsabile
Se ti interessa vedere gli elefanti con più calma, il posto giusto è a pochi chilometri dalla città. L’Elephant Conservation Center sorge sulle rive del lago Nam Tien, a circa due ore da Luang Prabang. Ospita una trentina di elefanti che vivono in semilibertà nella foresta. Qui non si sale in groppa. Si osservano gli animali mentre mangiano, si muovono e fanno il bagno nel lago. Il centro ha l’unico ospedale per elefanti del Laos e porta avanti un programma di riproduzione e reinserimento in natura.

Al centro si arriva in barca, e si può dormire in bungalow sul lago, con soluzioni che vanno dal bagno in comune al lodge con bagno privato. Dormirci almeno una notte cambia l’esperienza: la mattina presto accompagni le guide nella foresta, quando gli elefanti si svegliano. Il centro confina con l’area protetta di Nam Pouy, dove vivono gli ultimi gruppi di elefanti selvatici della provincia.
Vicino a Vientiane, nell’area protetta di Phou Khao Khouay, c’è la torre di osservazione di Ban Na. Si passa la notte in attesa degli elefanti selvatici. Negli ultimi anni però gli avvistamenti sono diventati rari. Vale la pena se ami la natura e la notte nella foresta, meno se speri di vedere gli elefanti con certezza.
Andare a Sayabouly per il festival
Il festival si tiene ogni anno a febbraio, ma i giorni esatti cambiano da un’edizione all’altra. Le autorità provinciali li fissano a dicembre, quindi conviene aspettare l’annuncio prima di prenotare voli e alberghi. Febbraio è anche uno dei mesi più piacevoli nel nord del Laos: mattine fresche, giornate soleggiate e poca pioggia.
Da Luang Prabang a Sayabouly ci vogliono circa due ore di strada. C’è un autobus pubblico al mattino, ma un’auto privata con autista è molto più comoda, soprattutto se viaggi in coppia o in famiglia. Così ti fermi quando vuoi e non devi preoccuparti dei bagagli.
Sayabouly è una città piccola e nei giorni del festival le camere finiscono presto. Conviene prenotare online con largo anticipo, oppure dormire al centro di conservazione e scendere in città per la sfilata. Se hai qualche giorno in più, la provincia merita una sosta anche per i suoi villaggi, i templi e le strade di montagna che portano verso il confine. Ne parliamo nella guida a Sayabouly e agli elefanti del Laos.
Unire il festival a Luang Prabang e al centro di conservazione richiede un po’ di organizzazione, soprattutto per gli spostamenti e gli alberghi in quella settimana. Se vuoi farlo senza pensieri, lo organizziamo con il nostro partner locale, con auto privata e guida in italiano. Ti basta chiederci un preventivo dicendoci in che periodo vorresti partire.